Le dichiarazioni dei protagonisti della Skyrace

«Ero molto curioso di capire come mi sarei comportato in questa gara, – spiega il vincitore Stian Angermund – ma sulle prime ho fatto molta fatica a tenere il ritmo indiavolato che Elhousine e Bonnet hanno imposto fin dall’inizio.
Poi, per fortuna, è arrivata la discesa, che io trovo divertentissima e nella quale riesco a dare il meglio, grazie ad essa ho costruito questo secondo successo a Canazei, anche se fino a due chilometri dalla fine non ero affatto certo di aver messo al sicuro la vittoria. Ci è dispiaciuto non poter raggiungere il Piz Boè, ma c’era troppa nebbia e gli organizzatori hanno fatto bene a prendere questa decisione, speriamo di raggiungerlo il prossimo anno».
«Dopo il terzo posto del 2019 ci tenevo a fare meglio in questa occasione, – spiega Elhousine Elazzaoui – per questo ho attaccato fin dal primo metro. Volevo imporre subito un ritmo molto elevato per poi amministrare il vantaggio, ma nella parte in salita non sono riuscito a staccare abbastanza Stian, che poi è tornato su di me con prepotenza. Due anni fa in discesa ero andato molto bene, stavolta invece ho dilapidato il vantaggio costruito. Complimenti a Stian, comunque».
«Di tutte le competizioni che fanno parte del circuito World Series questa è quella che preferisco, – chiarisce Joey Hadorn – quindi questo terzo posto è un grande regalo per me. Il mio obiettivo oggi era di non cedere troppo nella parte iniziale, perché sapevo di essere in buona forma e di poter recuperare nella parte in discesa. L’accorciamento del percorso, e di un pezzo di salita, è stato senza dubbio positivo per me».
«Fin dalla partenza le mie sensazioni non erano buone, – spiega Davide Magnini – ma ho comunque cercato di stringere i denti e tenere botta nella prima parte, anche se lo spunto di Bonnet e di Elazzaoui mi ha stupito. A Passo Pordoi, quando ho impugnato i bastoncini, ho recuperato un po’ di terreno e ho sperato di poter rientrare sui primi sul piano e nella discesa, ma purtroppo su un nevaio mi è finito un piede in una buca e mi sono distorto una caviglia. Da lì in poi è stato tutto un supplizio. Rimane la soddisfazione per la vittoria di venerdì anche se la gara più importante era quella di oggi».
«È giusto porsi degli obiettivi elevati, – commenta Nadir Maguet – ma purtroppo quando le gambe non assecondano la testa c’è poco da fare. Mi sono comunque divertito a correre in mezzo a così tante persone, è sempre un piacere gareggiare qui e posso già garantire che ci riproverò l’anno prossimo».
«Sono partita decisa a dare il massimo in ogni metro di questa bellissima gara – spiega la vincitrice Judith Wyder, commossa e in lacrime per la vittoria – e quando ho preso il comando le mie motivazioni sono aumentate ancora di più, al pari della determinazione a vincere.
Non ero così certa di poter offrire una prestazione così, perché fino a due settimane fa ho accusato dei problemi alle anche e temevo di pagarli nella lunga discesa, invece non è stato così, per fortuna, anzi è stato proprio nel “downhill” che ho costruito questo successo».
«Non mi sarei mai aspettata di chiudere al secondo posto una gara così importante alla mia prima partecipazione. – confessa Marcela Vasinova – Ho cercato di dare tutto quello che avevo in salita, dato che la discesa non è propriamente pane per i miei denti e di amministrare poi la posizione guadagnata e devo dire che è andata bene. Un percorso come questo è il sogno di ogni skyrunner, ha tutte le caratteristiche ideali per questa disciplina».
«Per me già chiudere la gara nella top ten sarebbe stato qualcosa di importante, – ci spiega Karina Carsolio – salire addirittura sul podio è qualcosa che non mi sarei mai aspettata e che mi riempie di gioia. Anche per me questa era la prima DoloMyths Run e bisogna prendervi parte per capire di cosa si tratta.
In quanto al tracciato, più duro è meglio è per me, quindi mi è un po’ dispiaciuto che abbiano eliminato il passaggio al Piz Boè, ma non credo che avrei comunque potuto fare meglio di così».